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Editoriale

Dal Settecento alla Costituzione del 1947

Le due linee che, da anni ormai, guidano prevalentemente la riflessione sulla Carta costituzionale, sulle proposte di revisione e, in generale, sui fondamenti della nostra convivenza sono indirizzate verso:
- la dimensione giuridica e istituzionale;
- la dimensione concernente quella che si potrebbe definire sinteticamente l’etica pubblica della vita democratica.
Sono due linee essenziali, ovviamente, ma forse non del tutto idonee, da sole, a render conto del complesso dei problemi da affrontare, sia in sede critica che progettuale.
Infatti, c’è da riguadagnare una profondità storica che non concerne solo l’attenzione agli eventi del più vicino e lontano passato nel corso del quale è stato costruito il profilo della nostra identità nazionale, ma riguarda, ancor di più, il patrimonio di cultura politica e civile accumulato nel tempo e oggi quasi del tutto eclissato per effetto di un evidente quanto preoccupante indebolimento della memoria storica collettiva.
È palese, non solo nelle giovani generazioni, l’ignoranza o la conoscenza approssimativa delle culture politiche che hanno contribuito alla lunga formazione del nostro Stato liberal-democratico e, in ultimo, a quello che si potrebbe chiamare lo “spirito costituzionale”.
Si tratta di un vuoto che è quanto mai urgente colmare, affiancando l’impegno per la formazione politica in senso giuridico-istituzionale ed etico allo sforzo indirizzato a riproporre alcuni importanti “classici” del pensiero politico italiano.
Il punto cruciale su cui lavorare è l’idea che la Costituzione ha una storia e che questa storia non è solo sintetizzabile nella vicenda che, nell’immediato dopoguerra, ha portato alla stesura della Carta, ma affonda le sue radici in un lungo e spesso non lineare processo, il quale precede di molto la stessa formazione dello Stato unitario e la piena conquista delle libertà e della democrazia.
Dovrebbe sorprendere più di quanto normalmente avvenga l’assenza (salvo poche eccezioni) di testi dedicati a quest’aspetto. C’è poi da dire che, in tale ambito, quando questi testi s’incontrano, sono il più delle volte -anche se ovviamente non sempre- rivolti ad intra, cioè ad autori interni alla tradizione, di volta in volta, richiamata ed esaminata dai diversi studiosi e pubblicisti. Ciò crea il rischio di sottovalutare il carattere intrinsecamente pluralistico del panorama che ci si offre se guardiamo alla delineazione nel tempo della nostra identità culturale dal punto di vista politico.
In questo e nei due numeri successivi “Cosmopolis”, a partire dalla riflessione critica su questo panorama, si impegna a fornire, in una serie di qualificati contributi, un profilo storico e teorico delle complesse, sfaccettate, sovente eterogenee, tradizioni di pensiero e di azione che, a partire dal Settecento, hanno dato forma teorica e sostanza pratica alla Repubblica democratica italiana, condensata infine nella Costituzione.
Lavoro da eruditi e/o di mera storiografia fine a se stessa? La risposta è negativa; e lo è non per una ragione astrattamente culturale, ma per motivi che sono legati alla condizione di smarrimento e di perdita di consapevolezza che investe da molto tempo la nostra vita collettiva, sia che si tratti della classe politica, sia dei cittadini giunti ormai all’età adulta, sia infine che a venire in gioco siano i giovani, nei quali, forse più che in altri gruppi sociali, si fa sentire il vuoto di una preparazione e di una coscienza civile che sia in grado di guidare i loro pensieri e le loro azioni in un momento particolarmente drammatico della nostra storia recente.
Il nichilismo politico, da cui nascono l’apatia politica, l’antipolitica, ma anche episodi di violenza, finisce spesso per essere l’effetto di questo vuoto.
Molto, moltissimo crediamo ci sia da fare in questo campo e sappiamo bene che questo contributo della nostra rivista è poco più che una goccia nel mare. Ma, pur con questa coscienza del limite di ciò che intendiamo proporre, vorremmo dare il nostro contributo, insieme ad altri, per precostituire la rinascita di un sentimento forte e convinto di cittadinanza all’altezza delle sfide del presente e del prossimo futuro.

Roberto Gatti
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